• L'impossibilità di essere normale //
  • Le mie parole non mi descriveranno mai. Neanche le cose che posto mi descriveranno mai. Per cui perché tentare? Facciamo che sono uno e basta. Sta a voi decidere quale. //
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Lezioni di balistica

È strano, ma quando ti trovi in uno di quei cessi pubblici da risto-food in cui proseguire d’un centimetro verso il water significherebbe perdersi nelle paludi della tristezza che manco Renton di Trainspotting, allora ti ritornano alla mente quei giochi in cui, dato un qualunque pezzo d’artiglieria, devi calcolarne attentamente l’angolo di tiro e la gittata, sperando di centrare poi il bersaglio. O forse sarebbe bastato prendere qualche lezione di tiro con l’arco. Chissà.

1 ♥

Quando arriva il momento in cui nella tua testa cominci a tradurre in francese i discorsi dei tuoi genitori in simultanea, allora è grave.

3 ♥
10 ♥
bringromanticismback:

ollymoss:

I worked with the Academy to create the official 85 Years of Oscars poster. 
Click here to see it in detail!
The brief was one of the hardest I’ve ever had; find a way to reference every single Best Picture winner from the last 85 years. 
Thanks to Gallery 1988 for organising this whole shebang.  

WOOAAH

Com’è naturale A beautiful mind non esiste.
16358 ♥

Perché una volta che avete cominciato, […] non c’è nessuna ragione che vi fermiate. Il passo tra la realtà che viene fotografata in quanto ci appare bella e la realtà che ci appare bella in quanto è stata fotografata, è brevissimo. […] Basta che cominciate a dire di qualcosa: “Ah che bello, bisognerebbe proprio fotografarlo!” e già siete sul terreno di chi pensa che tutto ciò che non è fotografato è perduto, che è come se non fosse esistito, e che quindi per vivere veramente bisogna fotografare quanto più si può, e per fotografare quanto più si può bisogna: o vivere in modo quanto più fotografabile possibile, oppure considerare fotografabile ogni momento della propria vita. La prima via porta alla stupidità, la seconda alla pazzia.

— Italo Calvino  (via atropen)
10 ♥

A caldo

Lo sapevo io, non avrebbero dovuto far vedere a Ratzinger Habemus Papam sabato sera.

4 ♥

Maybe this world is another planet’s Hell.

— Aldous Huxley (via mralexx)
225 ♥
Zoe Bell, a proposito del personaggio della donna misteriosa in Django Unchained: “La sua storia veniva approfondita maggiormente e era protagonista di una scena d’azione. Non so esattamente quanto Quentin vuole che io riveli, ma si, in origine aveva più spazio. Ma immagino che quando ti ritrovi a avere della roba così ben fatta con Leo, Jamie e Christoph continui a girare e ti ritrovi a dover consegnare il film senza neanche esserti accorto del tempo che è passato”.
1 ♥

Fate vobis et favorite miki

1 ♥

saneinsane:

Quando il maggiore pericolo è la morte, si spera nella vita; ma quando si conosce il pericolo ancora più terribile, si spera nella morte. Quando il pericolo è così grande che la morte è divenuta la speranza, allora la disperazione nasce venendo a mancare la speranza di poter morire. In quest’ultimo significato la disperazione è chiamata la malattia mortale: quella contraddizione penosa, quella malattia nell’io di morire eternamente, di morire e tuttavia di non morire, di morire la morte. Perchè morire significa che tutto è passato, ma morire la morte significa vivere, sperimentare il morire; e sperimentare questo tormento per un solo momento vuol dire sperimentarlo in eterno. Se un uomo potesse morire di disperazione come si muore di una malattia, l’elemento eterno in lui, l’io, dovrebbe morire nello stesso senso in cui il corpo muore della malattia. Ma questo è impossibile: il morire della disperazione si trasforma continuamente in un vivere. Il disperato non può morire: ” come il pugnale non può uccidere il pensiero”, così la disperazione non può distruggere l’eterno, l’io, che sta a fondamento della disperazione, ” il cui verme non muore, il cui fuoco non si spegne.” Però la disperazione è un’autodistruzione dell’io, un’autodistruzione impotente di fare ciò che essa vuole. Ciò ch’essa vuole è distruggere se stessa, il che non è capace di fare: e questa impotenza è una nuova forma di autodistruzione nella quale la disperazione ancora non può fare ciò che vorrebbe, cioè distruggere se stessa. (..) Lungi dall’essere un conforto per il disperato, il fatto che la disperazione non lo distrugge è piuttosto il contrario; quel conforto è precisamente il suo tormento, è ciò che mantiene in vita il dolore che rode e la vita nel dolore; infatti, appunto per questo egli non si è disperato, ma si dispera; non poter distruggere se stesso, non poter sbarazzarsi di se stesso, non poter annientarsi.

Søren Kierkegaard.

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